PREMESSA
Al ritorno da un esaltante “Camino de Santiago – Frances” fatto nel 2006, seppur parziale, mi capitò di vedere lungo la Via Emilia, tra Piacenza e Fidenza, cartelli reclamizzanti la Via Francigena e mi venne inmediato un raffronto col Cammino.
Là in Spagna il cammino si svolge per strade asfaltate secondarie, strade agricole, sentieri di terra battuta o lastricati, appositamente creati per stare il più lontano possibile da un traffico pericoloso, rumoroso e spesso intenso; qui in Italia si reclamizzano circa 35 chilometri di Via Emilia, pericolosissima. Forse per la voglia di purismo?
E' vero che nel medioevo uno dei vari tracciati, forse il principale, scorreva sulla Via Emilia che a quel tempo era una delle poche strade disponibili e percorribili; oggi però non c'è più quel problema. La rete viaria è cresciuta a misura degli attuali milioni di abitanti e pertanto si può e si deve fare qualche deviazione, pur mantenendo i punti fissi come i posti tappa descritti dal vescovo Sigerico ed anche gli Ospitali preesistenti, come pure leChiese, i Santuari, i Conventi sorti apposta per dare un aiuto al pellegrino.
Non potevo quindi assolutamente accettare i circa 35 chilometri di Via Emilia.
Cominciai a documentarmi, come feci anche per il Cammino di Santiago, e mi capitò tra le mani una splendida Guida alla Via Francigena di Monica D'Atti e Franco Cinti, edita da Terre di Mezzo.
Scorrendo le pagine notai una infinità di mappe con le varianti accuratamente descritte e, quel che più conta, i chilometri di Via Emilia ridotti all'osso. Un libro per pellegrini fatto da veri pellegrini che conoscono l'importanza di ottimizzare i chilometri da percorrere, prescindendo dai richiami, spesso di parte, che arrivano dai vari comuni che si contendono la fetta di “interessi” da gestire.
Mi accostai perciò gioiosamente alla Via Francigena cercando, per quanto possibile nelle mie capacità e disponibilità, di dare contributi fattivi alla costruzione della Via (ricerca in zona di tracciati alternativi con l'assistenza e la direzione degli autori del libro e di altri volontari attivi nel piacentino, posizionamento di segnaletica, contatti vari, ecc.).
Mi convinsi quindi che la Via era alla portata mia e di mia moglie e mi preparai a percorrerla. Con varie peripezie, dovute soprattutto alla mia salute, nel settembre 2009 siamo riusciti a terminarla, giungendo sulla tomba di San Pietro dopo 26 giornate di cammino. Le ultime tappe le abbiamo allegerite per tener conto delle nostre attuali possibilità.
Con le pagine che seguiranno, non intendo abbozzare la storia più che millenaria della Via Francigena e non accennerò, se non fugacemente con le mie riflessioni, all'aspetto di fede del pellegrinaggio alla Via Francigena perché questo aspetto fa parte della spiritualità individuale che ciascun pellegrino deve scoprire percorrendo con sofferenza e gioia la Via.
Accennerò alla bellezza del lungo percorso, alla sfida di poterlo e saperlo affrontare, alla scoperta di una Italia medievale meno nota, come pure alla riscoperta di posti già famosi, al bisogno di socializzazione insito in questo lungo cammino, ai contributi finora dati da enti pubblici-religiosi e privati per rendere percorribile la Via Francigena e a quello che sarà necessario fare al più presto per farla veramente diventare una Via religiosa - culturale europea.
Descriverò brevemente il contenuto e il peso dello zaino che utilizzerò sul percorso; cercherò di tratteggiare una sintesi del percorso che farò, tappa per tappa, comunicando anche i punti ristoro e i pernottamenti che farò (con i relativi costi), dando così un mio piccolo contributo a tutti coloro che prima di intraprendere questo splendido pellegrinaggio vorranno leggere questo mio diario.
Un discorso però merita di essere approfondito. Nel 2008, sotto l'egida del Ministero dei Beni Culturali, è stato rivisto e definito il tracciato della Via Francigena.
A mio giudizio, nel prepararlo non si è tenuto minimamente in considerazione il lavoro fatto da pionieri e volontari che dal 2000, anno Santo Giubilare, ad oggi hanno permesso a migliaia di pellegrini di affrontare il percorso in buona tranquillità. Non è stato chiesto ai pellegrini, i veri utilizzatori della Via Francigena, cosa fosse per loro importante nell'affrontare il pellegrinaggio a Roma.
Si sono snobbate Guide, già operative con successo da parecchi anni, denigrandole sulla presunta mancanza di sicurezza o sul passaggio su proprietà private. Si è cercato di evitare l'uso delle vie Consolari, cosa senzaltro positiva, ma con un aggravio considerevole del percorso stesso (per aiutare una scelta più responsabile, al termine della descrizione delle tappe da me percorse, ho cercato di evidenziare dove il nuovo tracciato si allontana dal percorso indicato sulla Guida di Monica d'Atti e Franco Cinti e l'eventuale aggravio di percorso). Non si è finora favorito la creazione in tutte le località di tappa di strutture di ospitalità, idonee e capienti, o aiutato quelle già esistenti gestite da enti religiosi, per migliorarle, come non si è cercato di fare accordi con ristoratori per pranzi a prezzo economico riservati a pellegrini.
Queste cose sono tra le più importanti che possono dare un vero impulso alla rinascita della Via Francigena.